Sulle spalle del gigante.

Questo libro è stato realizzato nelle montagne della Liguria, Italia.

Si tratta di una riflessione evocativa e metaforica sulla solitudine, il silenzio, la morte e la vita; tra realtà e finzione.

Prendendo in mano e sfogliando il libro si potrebbe avere l’impressione che io possa avere un qualche interesse per la caccia, questo non è del tutto sbagliato, ma nemmeno del tutto vero. Sono stato educato in un collegio salesiano, dove la il concetto di pietà veniva distribuito tutte le mattine davanti alla porta della scuola, ribadito in ogni concetto.

Nel realizzare questo libro ho esplorato un luogo vergine della mia coscienza come se mi trovassi in un territorio speciale, isolato da tutto il resto, in un territorio straniero, dai confini non definiti, dove tutto risulta annebbiato.

Più e più volte ho cambiato punti di vista sull’argomento, e durante questi anni ho dovuto scegliere se raccontare quello che mi si parava davanti in maniera fredda e descrittiva, oppure se cercare tra le mie emozioni, quindi eccitazione e turbamenti.

Ho deciso di indagare me stesso, attraverso un’argomento che può risultare facile, ma che in realtà racchiude in se molteplici ed enormi interrogativi a cui non sono stato in grado in cinque anni di dare una risposta chiara.

Non c’è bisogno che tocchi argomenti sui cui normalmente si discute quando si parla di caccia e cacciatori, quali l’eticità della pratica definita ‘sportiva’, o l’inutilità di procacciarsi il cibo nell’epoca dell’iper-market, e nemmeno sull’inquinamento da piombo e le conseguenze che questo può avere sulle falde acquifere e sulla flora e fauna.

Queste sono riflessioni in cui mi sono imbattuto negli anni, e su cui ho maturato opinioni che comunque non riguardano il libro. Quello che mi ha colpito nel profondo, è stato il silenzio.

Ore ed ore al freddo davvero pungente o al caldo torrido incredibilmente insopportabile, dopo aver scalato montagne ripidissime con 20 kg sulle spalle alle tre del mattino al buio con solo una pila in testa.

Il silenzio…

Solo un’altra volta ho provato un simile smarrimento, in un tempio di Kyoto dove dopo il tramonto il buio prendeva il sopravvento su tutto e il silenzio arrivava inesorabile, secco, immediato, ma come conseguenza del caos e della luce che domina la città.

Era un silenzio mistico, spirituale, indotto come contropartita alla vita. Era la prima volta che in 33 anni che avevo allora, mi trovavo al buio e in silenzio e ne fui affascinato all’inizio, ma poi provai un senso smarrimento e angoscia, e per superarla l’unico modo è stato cercare dentro se stessi un qualcosa.

Ecco cosa mi ha spinto ad alzarmi per 5 anni alle tre del mattino, quella sensazione si smarrimento, questa volta non indotta ma naturale, dovuta al silenzio delle montagnette, rotto solo da un unico e assordante rumore, quello del fucile…irregolare, improvviso e secco, che mi riportava coi piedi per terra mentre la mente viaggiava alla ricerca di un qualcosa che ho capito non troverò mai.

Il silenzio è calma, tranquillità, è assenza di suono.

Quando c'è silenzio, non si sente niente.I

ll silenzio è vuoto, esattamente l'opposto di quello che avviene nella normale vita di tutti i giorni.

Il silenzio è una rara occasione per conoscersi, perché spesso ho incontrato molte persone che hanno passato una vita intera senza sapere chi fossero, guidate e uniformate dal XXsecolo.

Il silenzio è un’arma potentissima per chi ne afferra l’importanza; è la scintilla che scatena un complicato “dialogo interno.

Sembrerà strano ma col tempo nel fucile da caccia ho trovato il rumore…è ovvio penserete, quando spari il fucile fa rumore, ma per me quell’oggetto perdeva le sue sembianze naturali e diventava davvero rumore, e più di una volta guardandolo ho sperato che non parlasse, che stesse muto li dove si trovava…

Ho capito che il rumore provoca morte, e che giusta o sbagliata che sia, non è mai bello affrontarla. Ho capito che la vita è bellezza, e che non si è sempre artefici del proprio destino. Puoi sforzarti di intraprendere una strada con cui sei a tuo agio durante il tuo percorso, ma esistono delle variabili che non puoi controllare e prevedere, e che quando arrivano vanno affrontate in un modo o nell’altro.

Ho usato la finzione perché spesso ho sperato che le sensazioni che provavo fossero frutto della fantasia, molte volte ho chiuso gli occhi e ho sperato che quando li avessi riaperti mi sarei trovato da un’altra parte e non a guardare la morte.

Ed è per questo che per cinque anni sono stato sulle spalle del gigante, cercando qualcosa che non ho trovato, ma ne sono uscito consapevole.

On the shoulders of the giant.

This photographic project was developed on the mountains of Liguria, Italy.

It is a metaphoric meditation on solitude, silence, death and the relationship between reality and fiction.

Looking through the book the reader could have the impression that I have a sort of interest in hunting and this is not entirely false nor entirely true.

I was brought up in a Salesian school, where the concept of pity was obsessively present. However, dealing with your own traditions can sometimes be surprising.

During the creation of this book I explored an unknown, uncorrupted place in my conscience, as if I had found myself in a special territory, isolated from everything else. It was a foreign land, with no defined borders, where everything was blurred. Many times in five years I changed point of view on the subject. This meant that I had to face the choice of telling this story in a cold and descriptive way or whether to explore my emotions, such as excitement and feeling perturbed.

I decided to look within myself, investigating a subject that may seem easy, but raises numerous questions. In fact, I found no clear answer in five years.

It is not necessary to discuss matters that normally occur when dealing with hunting and hunters, for instance the ethics of this “sportive” practice, or the pointlessness of finding your own food in the hypermarket era. Lead contamination and its serious consequences for groundwater aquifers, the flora and the fauna are also unnecessary in this context, as they are all subjects I have dealt with in the years and have developed an opinion on. Yet, they are not related to the book.

What profoundly struck me was the silence. Hours and hours spent in the bitter cold or in the unbearable heat, after climbing incredibly steep mountains with 20 kg of weight on your shoulders at three in the morning with a torch on your head.

Silence…only one other time I recall feeling the same sense of loss. It was in a temple in Kyoto, where after the sunset, the darkness enclosed everything and silence came, sudden and relentlessly, almost as a consequence of the chaos and light that dominate the city. This silence was mystical and spiritual, yet induced as a counterpart of life.

It was the first time in 33 years - my age at the time- that I had found myself in complete darkness and silence. At first, I was fascinated by this state of things. Then, I felt a strange sense of loss and anguish. I was aware that the only way to overcome these feelings was to find and cling on something inside myself.

This is what pushed me to wake up at 3 in the morning for 5 years. The sensation of feeling lost - natural this time - and related small mountains surrounding the area and the silence they spread. The latter was interrupted only by a single deafening sound, the sound of the rifle. Irregular, sudden and quick. It brought my feet back to the ground, as my mind was elsewhere, searching for something I understood I would never find.

Silence is calmness, tranquillity. It is absence of sound. When there is silence nobody can hear anything. Silence is emptiness, the exact opposite of everyday life. Silence is a unique opportunity to get to know yourself. So many times I met people who spent their whole lives without knowing who they were, guided and leveled by the 20th Century. Silence is a powerful weapon if you recognize its importance. It is the spark that ignites a complicated “internal dialogue”.

It may seem strange but with time I found the “Sound” in the shotgun. Quite obvious, you would think, as when you shoot with the rifle it makes a sound. But for that object it was unnatural. Many times, looking at that object I had hoped it would remain silent, mute. I understood that that Sound equalled death and - whether right or wrong - it is never nice dealing with it. I also understood that life is beauty, and that not always you are in control of your own destiny. You can start by walking along a path that makes you feel confident however, there are so many uncontrollable and unforeseeable variables along the way. In some way you have to confront them.

I decided to use fiction because many times I hoped that the sensations I was feeling were fantasies. Many times I remember closing my eyes and hoping to wake up elsewhere, not facing death.

This is why for five years I was on the shoulders of the giant, not finding what I was looking for but finding awareness.


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