“A Trieste finisce l’Europa, l’ultimo baluardo della civiltà e poi ci sono solo i barbari”

“Ma... allora dove sono i Balcani?”

E’ lampante che sia nel 1914, come nel 1991 la guerra nei Balcani è stata introdotta dai contrasti internazionali frutto della paura che l’economia tedesca si rafforzasse attraverso il libero mercato.
Subito dopo la caduta del muro di Berlino, all’alba della tanto ricercata unità europea, si profilano schieramenti che ricalcano alleanze già incontrate durante la seconda guerra mondiale.
Ecco che i Balcani diventano il terreno ideale per lo scontro politico europeo, ed ecco perché la Bosnia si presenta sia rivelatore che prodotto della nostra aggressività, e mostra l’orientamento tutto europeo di scaricare le proprie paure altrove per sfuggire dai problemi e non saldare i conti con la propria storia.
La politica europea, una volta essersi arresa alla superiorità dell’economia tedesca, punta tutto sulla litigiosità tra gli stati, sulla zuffa verbale attorno alla Germania.
E’ un teatro! I confronti politici si trasformano in commedie i cui attori non hanno neanche letto il copione.
Noi abbiamo tentato di appianare controversie che, in maniera evidente, sono presenti a casa nostra: nel Belgio tra fiamminghi e valloni; in Spagna, coi Baschi e i Catalani; nel Regno Unito, dove la Scozia e il Galles non hanno mai smesso di sognare l'indipendenza; nell’Irlanda del nord; e infine l’Italia, con differenze culturali abissali tra Nord e Sud.

E Quindi? Come abbiamo risolto il confronto etnico in casa d’altri? Come abbiamo gestito la nostra immagine riflessa in un altro stato sovrano?

Francia, Inghilterra e Russia diedero il tacito assenso a Milosevic di condurre la sua “POLITICA ESTERA” per il timore che la Germania sfondasse economicamente nella Yugo mitteleuropea dopo il crollo del muro di Berlino, ma questa non è materia da divulgare.
I ministri inglesi sostenevano a gran voce l’embargo sulle armi ai difensori, mentre gli attaccanti disponevano di un esercito tra i più equipaggiati d’Europa, ma evidenziare questo punto significherebbe ammettere l’impotenza nella politica estera della comunità europea.
Nessuno si esprime sul comportamento della Francia, la quale impartiva ordini d’immobilismo ai caschi blu stanziati a Srebrenica, nonostante questi fossero sotto il diretto comando delle Nazioni Unite, quindi ignorando del tutto l’ordinamento giuridico dell’ONU.(e lo fecero davvero, sotto gli occhi del mondo intero).
Per paura della Germania, e grazie ad una visione coloniale della politica estera, gli stati membri della comunità europea minarono seriamente l’unità appena costituita.

Oggi la Bosnia è divisa in un caotico ordinamento politico voluto dall’interventismo americano, la disoccupazione è la più alta d’Europa e i giovani non hanno alcuna aspettativa dalla vita.
La rassegnazione è totale, l’economia un disastro, la corruzione dilagante in ogni ambiente.
Il rimpianto del regime è generalizzato, il valore del marco convertibile inchioda la popolazione nei confini nazionali, assieme al passaporto.

Inoltre c'è quella linea disegnata tra occidente e oriente, la paura occidentale dei musulmani, delle diverse abitudini di un popolo, tutto ciò fomenta la divisione etnica.
Così la Bosnia diventa una polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro, sempre a causa di tensioni importate dall’estero e non originarie del luogo.
La paura del diverso viene risolta allontanandolo e distruggendolo, anziché conoscendolo e accettandolo.
Certo che la Bosnia è un paese pericoloso, e lo è anche Sarajevo, nessuno ha riconsegnato le armi per timore della degenerazione delle tensioni tra i popoli, ma non è più pericolosa di una qualsivoglia periferia di una città europea qualsiasi.

"A Trieste finisce l’Europa, l’ultimo baluardo della civiltà e poi ci sono solo i barbari."
"Ma...Allora dove sono i Balcani?

"Si dice che la guerra serva a spingere di capitalismo allo stato embrionale, che ci siano personalità irose che invocano le ragioni del cuore, quelle che il cervello non può capire.
Volti diversi della stessa gente, nata nel medesimo luogo".

"Una volta eravamo tutti Jugoslavi, ora cosa siamo?"

Using Format